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Rocciamelone (3538 m.)

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Questa montagna, ritenuta per lunghissimi anni la più elevata d'Italia per l'alone di superstizione e di fede di cui era circondata, è stata conquistata dal nobile Bonifacio Rotario d'Asti il 1° settembre 1358 per sciogliere un voto fatto quando era prigioniero dei turchi. In questa ascensione, la prima conosciuta, il Rotario portò sulla vetta un trittico di metallo conservato attualmente nella cattedrale di Susa.
Alla storica salita è legata anche la prima costruzione di un ricovero, la Cà d'Asti, eretta con il preciso scopo di favorire la salita alla sua vetta.
In prossimità della cima del Rocciamelone furono erette varie cappelle, l'ultima delle quali, costruita in muratura a cura della Giovane Montagna di Torino nel 1923, ha ai lati due locali, uno dei quali, sempre aperto, costituisce il Rifugio Santa Maria con 25 posti letto.
Sul culmine vi è una grande statua della Madonna inaugurata il 28 agosto 1899, dovuta, come ricorda la targa sistemata sul basamento, alle offerte di 130000 bambini italiani.
 
Per la facilità e comodità dell'accesso è una delle montagne più frequentate del Piemonte. Il panorama è grandioso. Il Rocciamelone innevato sullo sfondo

Accesso:
Risalire tutta la Valle di Viù. Giunti a Margone si prosegue lungo la carrozzabile fino al suo termine, nei pressi della diga del Lago di Malciaussia.

Salita:

  • Località di partenza: Lago di Malciaussia (1805 metri)
  • Tempo di salita: 5 h 30 m.
  • Difficoltà: EE (Escursionismo difficile)
Dal Lago di Malciaussia seguire il grosso sentiero sterrato che lo costeggia puntando in direzione dell'appuntito Rocciamelone.
La stradina che costeggia il lago corre alla base di vastissimi e alti pendii erbosi, oltrepassa la vicine grange di Pietramorta (1812 m) poi, superato il lago, si accosta al torrente di fondo e lo attraversa a sinistra mediante un ponticello.
Sulla scarpata dell'opposta sponda s'incontra subito un bivio: a sinistra sale il sentiero per il Colle della Croce di Ferro, a destra prosegue il sentiero per il Rifugio Tazzetti. Attraversati i dolci prati iniziali, la via prende a seguire dall'alto il torrente principale sovrastato dai ripidi fianchi della Punta di Pietramorta (2577 m).
Le Grange di Pietramorta Quasi pianeggiante, con leggeri saliscendi e antiche diramazioni dei pastori, il sentiero prosegue
a lungo sulla sponda poi piega a sinistra ed imbocca il valloncello del Rio Medagliere; con salita più viva, lungo il nuovo fianco sinistro orografico, si giunge presto a varcare questo rio pochi passi a valle di un'ottima sorgente (2100 m).
Si guadagna quota sul pendio opposto, solcato da cascatelle, dove il sentiero compie lunghi tornanti fra i due rivoli più a destra (sono sconsigliabili le scorciatoie).
In alto si attraversa a destra l'ultimo canale poi si continua, quasi in piano, tagliando il pendio assai ripido. Si comincia così ad abbandonare il vallone delle Medagliere per penetrare in quello del Rio Rumour dove sorge il rifugio. Di mezzacosta, sulla tetra fiancata della destra orografica, si attraversa una vasta pietraia con magre erbe dove un breve passaggio scabroso, su roccia viva, è aggirabile con il sentiero più basso.
Si passa poi alla base di un cornetto di roccia caratteristico; il rifugio, abbastanza visibile, è in alto ma non lontano, sulla verde fiancata opposta.
Il sentiero si avvicina al torrente facendosi pianeggiante e raggiunge, poco a monte di una cascata, la conca del guado che è colma di neve fino a tarda estate (2530 m). Varcato il torrente verso destra, si attaccano i tornanti del ripido pendio erboso rivolto a sud fino a terminare, verso sinistra, sul ripiano solatio dov'è edificato il Rifugio Tazzetti. Dal fianco sinistro del rifugio imboccare il sentiero ben marcato che si allontana sul retro ed attacca il ripido pendio che sovrasta il rifugio.
Con vivacissima pendenza e stretti risvolti la Il Ghiacciaio del Rocciamelone
traccia guadagna il filo di un crestone, subito a destra di un suo caratteristico dente roccioso visibile dal rifugio (2750 m).
Buon panorama.
Volgere a sinistra e seguire il crestone che, proveniente dal Colle della Resta, divide il bacino dei Fons d'Rumour da quello delle Cavalle a nord. Il sentiero tocca raramente il filo di cresta e si mantiene, di preferenza, sotto a destra di esso avanzando di mezzacosta, con pendenza moderata, fra erbe stentate e roccette.
Davanti si profila il lunghissimo tratto dello spartiacque, quasi orizzontale, che inizia a destra del Rocciamelone e si prolunga fino alla Punta del Fort (3385 m). Accanto al Rocciamelone il vasto Glacier de Rochemelon, quasi totalmente in territorio francese, travalica verso l'Italia con alcune grosse lingue (attualmente in forte ritiro); subito a destra di quella più a nord c'è il punto di passaggio del nostro itinerario: il rilievo roccioso a 3260 m dove è fissata una croce metallica. Sotto e a destra di questo rilievo, si estende la scarpata-parete a strati orizzontali, larga e regolare, che dovremo superare.
Intanto, seguendo i segni di vernice rossa che indicano il sentiero, si arriva ad un "castello" di roccia chiara che sbarra la cresta: aggirarlo brevemente sulla sinistra, per rocce ripide ma ben gradinate ed elementari. Continuare con la pista che tocca il margine di un vicino ripiano di macerie e nevai con alcune croci ricordo (3000 m); non lasciarsi attirare verso sinistra, da un valloncello invitante, bensì salire verso destra seguendo la traccia che, rimontando una piccola pietraia, conduca ad attraversare un rivolo, sopra ad una cascatella nera ed evidente (3060 m). Ultima acqua sicura. L'attraversamento del rio, verso destra, è uno dei punti chiave dell'itinerario.
Comincia la vasta, enigmatica ed erta scarpata-parete di "roccia marcia", tutta striata di cenge e terrazze invase di ghiaietta ed intercalate a saltini rocciosi.
La Madonna del Rocciamelone Elevarsi seguendo le serpentine lungo la ripida sponda sinistra orografica del rivolo.
In breve si raggiunge il livello della sommità di un caratteristico spigolo verticale di roccia gialla appartenente alla sponda opposta.
A questo punto sono possibili due vie; la prima, più breve e segnalata con vernice rossa, consiste nel salire direttamente in direzione della croce seguendo all'incirca la sponda del canale: non c'è uno sviluppo obbligato, tendere piuttosto un po' a destra, mai verso sinistra. Nonostante sia apparentemente impraticabile, il pendio si vince abbastanza facilmente, ma con grande cautela, passando da una terrazza all'altra. In alto, sotto la balza sommitale, si compie un breve traverso a sinistra raggiungendo la vicina crestina rocciosa che scende verso sud-est; per le facili roccette di quest'ultima si superano gli ultimi 70 metri di dislivello e si raggiunge la croce metallica posta sul Colle della Resta (3260 m). Questa via deve essere percorsa con grande circospezione dalle comitive numerose per il pericolo delle pietre smosse.
La seconda via, più facile e meno ripida, è leggermente più indiretta dell'altra. Non è segnalata con vernice e non ha una pista evidente essendo poco conosciuta. Essa si sviluppa nel modo seguente: salire con decisa tendenza verso destra, senza passaggi obbligati, in direzione di una nicchia-spaccatura alta 3 metri e larga 1, ben visibile da distante e poi, nuovamente, da vicino.
Traversando canali poco marcati e scavalcando piccole costole si arriva a 60 metri dalla nicchia; innalzarsi lungo un costone e poi, appoggiando a destra, imboccare un canalino posto quasi sulla verticale della nicchia.
Questo facile canalino, obliquo verso destra e lungo 20 metri, raramente innevato, sbuca sulla cresta di confine a quota 3290 m ed è distante circa 120 metri dal rilievo con la croce. A parte la ripidezza del pendio attraversato, forte soltanto in pochi tratti e che richiede comunque cautela, la progressione avviene soltanto con semplice marcia, senza usare le mani.
Da entrambi i punti raggiunti si scende facilmente sul vicinissimo margine del pianeggiante Glacier de Rochemelon.

Sullo sfondo il lago di Malciaussia dalla vetta del Rocciamenone

Ci troviamo a nord-nord-est della vetta e finalmente possiamo vedere il secondo tratto della nostra escursione che terminerà con la lineare cresta nord-ovest, quella che si profila più distante. Avanzare sul ghiacciaio puntando a sud-ovest, verso la depressione alla base della cresta; lunga passeggiata con leggeri saliscendi: non si ricordano crepacci in questo settore del ghiacciaio, né ondulazioni brusche ma, con il forte ritiro, possono prodursi irregolarità notevoli. Ė perciò richiesta una continua vigilanza e forse l'uso dei ramponi.
Oltrepassata la metà del ghiacciaio piegare alquanto a destra e, scegliendo la via più agevole, salire alla dolce depressione (3330 m) del cocuzzolo di confine che è piuttosto lontana dalla base della cresta finale: Orientamento difficile in caso di nebbia.
Seguire la pianeggiante cresta, di minuti detriti, sfruttando la pista del suo fianco destro ed infine salire l'elegante cresta di nord-ovest proprio lungo il filo. Sebbene esposta in alcuni punti, la salita è veramente facile (se non c'è neve) e culmina alla spianata della vetta, ai piedi della grande statua della Madonna.
Avanzare sul ghiacciaio puntando a sud-ovest, verso la depressione alla base della cresta; lunga passeggiata con leggeri saliscendi: non si ricordano crepacci in questo settore del ghiacciaio, né ondulazioni brusche ma, con il forte ritiro, possono prodursi irregolarità notevoli. Ė perciò richiesta una continua vigilanza e forse l'uso dei ramponi.
Oltrepassata la metà del ghiacciaio piegare alquanto a destra e, scegliendo la via più agevole, salire alla dolce depressione (3330 m) del cocuzzolo di confine che è piuttosto lontana dalla base della cresta finale: Orientamento difficile in caso di nebbia.
Seguire la pianeggiante cresta, di minuti detriti, sfruttando la pista del suo fianco destro ed infine salire l'elegante cresta di nord-ovest proprio lungo il filo. Sebbene esposta in alcuni punti, la salita è veramente facile (se non c'è neve) e culmina alla spianata della vetta, ai piedi della grande statua della Madonna.
Discesa:

Per l'itinerario di salita.

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