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Punta delle Serene (2643 m.)

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Dalla carrozzabile di fondo valle, giunti al rettilineo che precede Balme, si ha un panorama ampio verso sinistra dove si profilano alcune importanti cime dello spartiacque Val d'Ala - Val di Viù. Spiccano: la Torre d'Ovarda (3075 m), il Monte Servin (3108 m) con profili ingannevolmente morbidi, la minore ma elegante Punta Lucellina (2996-3004 m) e la svettante cuspide, regolare ed isolata, delle Punta delle Serene (2643 m). Quest'ultima non appartiene allo spartiacque bensì al crestone che delimita la destra orografica del Vallone Saulera.
La salita alla Punta delle Serene, per niente difficile, è interessante e attraversa zone insolite, scarsamente battute, dove i sentieri sono quasi scomparsi; questo fatto, in pratica, non ostacola seriamente la marcia perché la natura del terreno è poco disagevole.
Magnifico il panorama circolare sulle numerose cime all'intorno.
Accesso:
Raggiunto e superato il caratteristico paesino di Balme continuare sulla carrozzabile che conduce al bellissimo Pian della Mussa. Poco oltre il ponte sulla Stura si arriva al gruppo delle Grange della Mussa (1761 m) edificate a destra della carrozzabile, all'altezza de bar-ristorante Bricco. L'escursione inizia da questo punto. Osservando verso sinistra si vede la cascata del Rio Saulera ma non il vallone vero e proprio che è compreso fra la bellissima cima rocciosa della Rocca Tovo (a sinistra) e la puntina chiara e aguzza della Rocca Tovetto (a destra).
Salita:
  • Località di partenza: Grange della Mussa (1761 metri)
  • Tempo di salita: 3 ore
  • Difficoltà: E (Escursionismo medio)
Dirigersi verso sud, nel pianeggiante greto ghiaioso della Stura, valicarne i rami su due ponticelli e raggiungere le tre bianche casette della Villa Sigismondi erette, ottimisticamente, alla base dei dirupi del robusto cocuzzolo della Rocca Nera (1945 m).
Davanti a noi, verso sud, si alza un pendio di 250 metri di dislivello, ricoperto di vegetazione e movimentato da salti rocciosi; due segnavia lo superano: l'EPT-218 sulla destra e l'EPT-219 sulla sinistra dove si sfrutta una fascia boscosa obliqua che passa, come una cengia ascendente, fra due zone di dirupi.
 
Dalla Villa Sigismondi si piega a sinistra, in dolce salita lungo un rivoletto (ottima sorgente). Rocca Tovo (2299 m)
Allontanandosi di 120 metri: qui, pochi passi prima di un piccolo dosso prativo trasversale, si abbandona il sentiero che prosegue nell'avvallamento del Pian Rastel e si volge a destra imboccando quello che attacca il pendio boscoso. Dopo altri 200 metri di percorso si raggiunge il bivio dei due segnavia; noi dobbiamo imboccare quello sulla sinistra, l'EPT-219, che sale sveltamente nel ripido pendio cespuglioso; le sue serpentine si alzano verso sinistra fino a raggiungere la cengia boscosa, ascendente verso sinistra, dominata dalla paretina superiore della Rocca Tovo (1930 m).
Presto si perviene alla soglia del vasto Pian Saulera, alla base della dominante Rocca Tovo: primo pianetto di pascolo (2020 m), il sentiero passa a 50 metri a destra del Rio Saulera.
Poco dopo si attraversa a sinistra il rio, in una sua conchetta; le tracce si moltiplicano e la via è poco chiara: non lasciarsi fuorviare, tenere il sentiero che accompagna da vicino (10-20 m) il rivolo orientale seguendo la sinistra orografica. In breve si arriva ad un delicato pianetto prativo ricco di acque dove, scendendo di pochi passi, s'incontra un macigno della sponda (2050 m).
A sinistra, attraversando il rio, s'inoltra il segnavia EPT-219 per il Colletto del Tovo; noi proseguiremo, invece, verso sud tenendo il crinale di una bassa e regolare crestina che fa da sponda sinistra orografica al rivolo. Poco sopra si passa fra i due casolari, ben visibili, dell'Alpe Saulera Superiore (2095 m). Il sentiero li oltrepassa salendo per il fianco sinistro orografico del piccolo valloncello; questa conca pascoliva termina, poco sopra, con un notevole sbarramento roccioso sovrastato dalla Punta delle Serene. La traccia si sposta quindi a destra e, raggiunta una piccola conca erbosa (2140 m), s'innesta nel sentiero EPT-218.
Siamo ora sul dosso centrale del Vallone di Saulera; cessano i radi cespugli e l'escursione entra nella sua parte più gradevole e interessante. Serpeggiando sul largo crinale il sentiero sorpassa un rudere (2220 m) poi, più sopra, s'accosta al torrentello e finisce, con brevissima discesa, per guadarlo verso destra (2300 m) entrando in un falsopiano. Il vallone è attorniato dagli strani placconi lisci e panciuti della Punta delle Serene, a sinistra, e dai dirupi che sostengono l'alta cresta nord del Monte Bessanetto (2939 m).
Con pendenza moderata la via segue la destra orografica del rio; vinta una rampa (cascate) raggiunge un secondo ripiano sul quale sfocia un ripido canalone da destra, valangoso d'inverno. Una bella crestina di roccia pura, irta di spuntoni e impennate, fa da sponda al canalone suddetto; qui, abbandonato il sentiero del segnavia EPT-218, si piega a sinistra raggiungendo il vicinissimo circo acquitrinoso del Pian degli Alamant (2426 m) dove si trova l'ultima acqua.
Su questo piano scende, da sinistra, un valloncello-canale ben evidente che ha, come punto culminante, lo spuntone di roccia viva, aguzzo, quotato 2602 metri. Portarsi alla base del valloncello e risalirlo per la destra orografica; a metà altezza esso si biforca: prendere il solco di sinistra in salita e l'altro, più stretto e cedevole, in discesa.
Con salita faticosa ma elementare si sbuca al Colle delle Pariate (2580 m), depressione mal definita perché un vasto falsopiano di blocchi continua ad alzarsi fino alla successiva e non distante cresta delle Rocce le Pariate.
Aggirata la puntina (2602 m) si segue, sul placido fianco destro, la cresta che discende dalla Punta delle Serene, ora chiaramente visibile. Presto si raggiunge la depressione successiva: bel colpo d'occhio sullo scivolo di placconi ondulati che scende in Val Saulera. Da questo colletto la cresta si alza bruscamente, ripida e dirupata: aggirare l'ostacolo sul fianco destro, di erba e roccette, facile ma alquanto ripido (cautela nella tarda primavera, e nel tardo autunno, quando è coperto di neve dura).
In breve si riafferra la cresta, subito sopra l'impennata, e la si segue; oppure si accompagna il crinale sommitale, quasi pianeggiante ma non corto, standone poco sotto, sul fianco destro (traccia). Senza difficoltà si guadagna la quasi aerea cima.
Discesa:
Scendere percorrendo il ripido versante opposto a quello di salita sino a raggiungere il piccolo laghetto del Crot posto in mezzo ad una bella conca. Il laghetto, che si trova alle spalle dell'Alpe Crot, non è di origine naturale ma si tratta di un piccolo invaso artificiale creato dagli alpigiani sbarrando con pietre e terra il corso di un rio. L'acqua, così imbrigliata, scorre poi, quando è necessario, in un canaletto fino agli alpeggi; per questo motivo, nelle stagioni più secche, non è raro trovarlo asciutto. Un esempio ammirevole dell'ingegnosità dei montanari e della loro perizia come "ingegneri naturalistici".
La costruzione del piccolo invaso si rese necessaria perché nel periodo di utilizzo degli Alpe Giasset (2238 m)
alpeggi (cioè nel cuore dell'estate) i piccoli nevai della zona erano ormai sciolti e scarseggiava così l'acqua. Conservandola invece in un invaso l'acqua la si poteva far defluire all'alpeggio.
Aggirare sulla sinistra un piccolo rilievo raggiungendo così l'Alpe Crot (2300 m.) Continuare a scendere lungo il sentiero sino a raggiungere l'Alpe Giasset (2238 m). Scendendo a sinistra si raggiunge Balme percorrendo un sentiero che passa per l'Alpe la Comba (1741 m). Continuando a scendere si raggiunge rapidamente la borgata de I Frè (1495 m) da dove una stradina porta alla frazione Cornetti di Balme (1446 m) da dove, passando per le case, seguendo i segnavia GTA, si arriva a Balme (2.5 ore circa dalla Punta delle Serene).
Per tornare al Pian della Mussa si può seguire la mulattiera che parte a monte di Balme e sale al piano mantenendosi sulla destra orografica del fiume.
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