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Bellavarda (2345 mt)e Punta Marsè (2317 mt)

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La Bellavarda è sicuramente una delle montagne più frequentate delle Valli di Lanzo per lo splendido panorama che si può ammirare dalla sua cima, come ricordato dallo stesso toponimo, caratterizzata da una croce metallica. La Punta Marsè è invece meno frequentata, forse per l'accesso più scomodo, ma lo stesso panorama è arricchito dalla vista del Gran Paradiso. Da tutte due le cime si hanno comunque stupende visioni sulla Val Grande, sulle altre cime delle Valli di Lanzo, sul gruppo del Gran Paradiso e in lontananza sul Monviso e sulla catena delle Alpi Marittime. In caso di nebbia è consigliabile fermarsi alla chiesetta di San Domenico. Durante la salita si può vedere alle spalle del paesino di Lities una serie di formazioni rocciose, chiamate Rocca di Lities, dove sono state tracciate difficili vie di arrampicata.
Questa zona è stata luogo di Resistenza nel periodo 43-45. Si riporta l'estratto di una testimonianza tratta da La rivista della montagna, Aprile 1986. I ribelli della montagna, di Tino Vottero Fin, partigiano e poi sindacalista, residente a Mezzenile.

Il tragico inverno 1944-45
Il 10 novembre 1944 gettava costernazione il proclama di Alexander che significava un altro inverno di guerra. E che inverno. Come affermò giustamente il generale Trabucchi, se l'uso continuo di questo aggettivo non gli avesse fatto perdere un po' di valore, si dovrebbe dire che fu tragico. Penoso il periodo novembre-gennaio. Si era sempre più braccati. Il nemico aveva stabilito un presidio a Ceres, con terrore della popolazione, perlustrazioni quotidiane con arresti e fucilazioni e con le solite ruberie. I partigiani dovevano spostarsi continuamente, passando d'inverno dov'era già difficile passare d'estate, con le spie che tutto riferivano.

  E ogni tanto con rastrellamenti più massicci. Qualcuno veniva catturato e torturato, ma nessuno parlava: i martiri offrivano la vita con fierezza, per dare ai compagni superstiti un migliore avvenire di libertà e giustizia sociale.
Un attacco fascista ha luogo il 15 gennaio in Val Grande. A Chialamberto vi sono molti partigiani. Una sessantina di garibaldini del comandante Burlando fuggono verso Vonzo e giunti un po' in alto aprono il fuoco. Gli invasori si trincerano nelle case e contrattaccano con le armi pesanti. Per evitare rappresaglie all'abitato, i partigiani si sganciano verso l'alto per passare in Val d'Orco, ma c'è un metro di neve.
Mentre quelli salgono sulle piste, questi devono districarsi sul ripido della neve, finché spendendo ogni energia arrivano alla cappella del Ciavanis, marci di sudore con la temperatura gelida, con gli scarponi fradici, spossati, senza viveri, qualcuno crollato psichicamente. Il futuro è nero, la neve lassù ancor più alta. Si scaldano bevendo acqua calda in cui a mo' di tisana immergono i fiori secchi trovati sull'altare. Dopo una notte terribile puntano al Col della Paglia, a 2149 metri, battendo faticosamente pista anche con le pale. Scavalcano finalmente il colle e ne discendono più lieti, ma una valanga per poco
Vetta Punta Marsè non li spazza via, e alcuni sono travolti ma estratti incolumi.
Nella notte giungono alla case di Pian Dema, i cani abbaiano, i montanari ricoverano quei poveretti e li ristorano con latte e macellando una capra.
Le spie però non stanno inoperose e ben presto arrivano i fascisti da Locana. Di nuovo è fuga verso l'alto, uno viene ferito, preso e fucilato. Sotto il pericolo delle valanghe riescono a superare il Colle di Perascritta e a scendere verso Coassolo. Molti sono allo stremo delle forze, a qualcuno bisogna puntare la pistola: o vai avanti o ti uccido per non farti torturare dalle brigate nere.
Coassolo risulta libera da truppe e possono ricoverarsi lì. Poi in sei giorni e sei notti si trasferiscono alla spicciolata a Levone e là vengono imboscati bene dai paesani. Tre giorni di riposo e vanno di nuovo in attività.

Accesso:
A Cantoira, dopo aver superato di poco la parrocchiale, in alto a destra si stacca dalla provinciale una carrozzabile che sale verso destra seguendo l'indicazione per Lities-Vrù. Percorrendola si trovano due deviazioni dove in entrambi i casi si dovrà andare a sinistra, seguendo i cartelli per Lities. Ignorate le strade secondarie e oltrepassata una chiesetta lasciandola a sinistra, si giunge al punto di partenza, dove si parcheggia l'auto nel piazzale vicino alla chiesetta del borgo.

Salita:

  • Località di partenza: Lities (1143 m) - frazione di Cantoira
  • Tempo di salita: 3h 30 minuti
  • Difficoltà: E (Escursionismo medio)

Immediatamente prima della chiesetta si trova l'attacco del sentiero contraddistinto da un cartello in legno. La salita inizia costeggiando alcune abitazioni e poi risale un ripido valloncello bagnato da un torrente. Vanno seguiti i rari bolli rossi ed un segnale su un pilone votivo, poco prima di entrare in un bel bosco di faggi con un'ampia curva a sinistra. Si continua a salire lungo l'evidente sentiero in diagonale e si superano due rii, andando poi a destra si esce dalla zona boschiva e si raggiungono le case del Gias Lavassè (1552 m). Superate le abitazioni si continua verso destra attraverso bei pascoli, si superano alcuni alpeggi e si risale un pendio erboso raggiungendo un pilone votivo piuttosto evidente: di lì, procedendo verso sinistra, si arriva velocemente alla chiesetta di S. Domenico (1772 m): il piccolo edificio sacro è visibile già da Lities e da altri punti del sentiero.

Oltrepassata la chiesetta si va a destra (nord-ovest) in salita, seguendo un sentierino e puntando verso evidenti alpeggi. Percorrendo la ripida cresta erbosa si toccano gli alpeggi Bellavarda Inferiore (1908 m) e Superiore (2040 m). Superato questo secondo gruppo di baite si piega leggermente a destra per scendere alcuni metri sotto la cresta e compiere una curva a destra. Quando si oltrepassano alcune grosse placche rocciose che affiorano dal pendio svoltare a sinistra e senza percorso obbligato superare il ripido crinale per ritornare sulla cresta. Si riprende a percorrerla e durante la marcia si entra in vista della croce posta in cima della Bellavarda.
Raggiunta una fascia rocciosa andare a sinistra Panorama dalla vetta della Bellavarda
passando poco sotto la e con alcuni passaggi aerei sul sottostante valloncello, seguendo attentamente i bolli di vernice rossa, si tocca la cima della Bellavarda (2345 m).
Tornati sui propri passi fin dove la cresta erbosa incrocia la fascia rocciosa (150 metri prima della vetta della Bellavarda) piegare a sinistra per mantenersi sulla cresta che dà sul dirupato versante canavesano.
Dopo una breve discesa segue un tratto in salita verso un ometto di pietre, una volta raggiuntolo prendere a destra nuovamente in leggera discesa.
Percorsi circa 50 metri, proseguire in piano superando una pietraia e, oltrepassata la fascia detritica, prendere a sinistra per risalire, senza percorso obbligato, un ripido canalino caratterizzato da roccette e ciuffi d'erba.
Quando il terreno si fa quasi pianeggiante andare a destra per toccare la cima della Punta Marsè (2317 m) dove si trova un'altra croce metallica. Ottimo panorama, con il Gran Paradiso visibile andando a destra (est) per una decina di metri, in direzione del Colle della Gavietta (2080 m).
Discesa:
Ritornare sui propri passi e ridiscendere il canalino di roccette ed erba percorso per salire alla Punta Marsè: una volta arrivati alla base del canalino puntare verso un curioso passaggio tra due roccioni. Poche decine di metri prima del passaggio piegare a destra, attraversare una pietraia e dopo aver superato una piccola incisione si incontra una delle numerose tracce dei pastori che
tagliano con andamento pianeggiante l'erboso pendio; conviene individuare la traccia che si vuole seguire In vetta alla Bellavarda
quando si è sulla Punta Marsè in quanto dall'alto i sentieri sono ben evidenti.
Seguendo il sentiero verso sud e con una curva a sinistra si arriva a scavalcare la cresta che scende dalla Bellavarda e in breve si tocca l'Alpe Bellavarda Superiore e si continua fino all'auto seguendo l'itinerario di salita
.
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