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Un film nato dall'ascolto

Custodi delle Terre Alte nasce da un'idea della Commissione Video Fotografica del CAI di Lanzo Torinese: documentare la vita degli ultimi margari delle Valli di Lanzo prima che questo mondo scompaia. Non un film sulla nostalgia, ma sulla presenza — su uomini che ancora oggi scelgono di salire.

Le riprese si sono svolte durante l'estate 2025 in quota, seguendo il ritmo dell'alpeggio: la salita con le mandrie, la mungitura all'alba, la produzione del formaggio nelle casere di pietra, i momenti di riposo in cui i margari raccontano — in italiano e in francoprovenzale — la loro vita tra le cime.

Il gruppo di lavoro ha coinvolto otto persone tra videomaker, fotografi e intervistatori, coordinati nella selezione dei contenuti da un team più ampio. Ogni membro ha portato il proprio sguardo: dal dettaglio ravvicinato del campanaccio decorato alla panoramica delle casere abbandonate, dal ritratto del margaro col suo cane alla lunga marcia delle vacche sulla strada di montagna.

«Non abbiamo mai chiesto ai margari di ripetere un gesto o di posare. Abbiamo aspettato, e la montagna ci ha regalato le sue storie.»
Struttura

Come è costruito il film

Il docufilm si articola in una struttura a incastro che alterna due piani narrativi.

L'intervista in francoprovenzale

Il filo conduttore è un'intervista in francoprovenzale, suddivisa in quattro parti che scandiscono il ritmo del film. È la voce antica della montagna che apre e chiude ogni capitolo.

Le tre valli

Tra le parti dell'intervista si aprono le sezioni dedicate alle tre valli. Ognuna segue lo stesso percorso: la commissione che si sposta per raggiungere l'alpeggio, le riprese aeree con drone che mostrano il paesaggio dall'alto, e infine l'intervista al margaro — in italiano — nel suo ambiente di lavoro.

Il ritmo

Ne risulta un montaggio che alterna il dialetto antico e l'italiano, la veduta dall'alto e il dettaglio ravvicinato, il viaggio e la sosta — come un respiro tra la valle e la cima.

Il film in numeri

Dietro ogni inquadratura

3
Valli documentate
8
Videomaker e fotografi
1
Estate di riprese

La voce della montagna

Una parte importante del film è dedicata al francoprovenzale, la lingua storica delle Valli di Lanzo. I margari intervistati passano naturalmente dall'italiano al dialetto, e in quei passaggi si sente il peso di una cultura che resiste. Parole che non hanno traduzione, espressioni legate al territorio, modi di dire che raccontano secoli di vita in quota.

Le interviste, condotte da Massimo Cora e Aldo Chiariglione, sono state realizzate sul posto — negli alpeggi, durante il lavoro, nei momenti di pausa. Nessuno studio, nessuna preparazione: solo la voce del margaro e il silenzio della montagna intorno.

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