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Il cuore del progetto: una diga nella gola della Stura di Viù e un bacino di 6 km a quota 730 m.
La diga di Combanera è progettata sulla Stura di Viù, dopo il bivio per la frazione Maddalene, appena dopo le case di Molar Del Lupo, dove la montagna presenta la restrizione che consente di costruire lo sbarramento. La posizione — a circa 45.236°N, 7.416°E — è fissata con precisione nei file geografici originali del progetto.
La scelta di questo sito risponde a criteri tecnici precisi: la roccia competente garantisce una buona fondazione; la morfologia della gola riduce al minimo la lunghezza del corpo diga; il bacino idrografico a monte — circa 200 km² — assicura un apporto d'acqua sufficiente per una regolazione plurisettimanale.
Con la diga in quota, le acque della Stura di Viù e del torrente Richiaglio andrebbero a formare un lago artificiale allungato nella direzione della valle. Il poligono del bacino — estratto direttamente dal file KMZ originale del progetto — definisce un invaso di circa 6 km di lunghezza nelle due valli interessate. La capacità utile è di 50 milioni di m³, secondo i dati del progetto definitivo VIA 1996.
La quota di esercizio normale è fissata a 705 m slm (livello massimo tecnico circa 730 m, come risulta dalla geometria del file KMZ). Il profilo del bacino segue la morfologia valliva: si allarga nelle zone pianeggianti e si assottiglia risalendo verso l'alta valle. La portata media in ingresso è 3,5 m³/s; il deflusso minimo vitale garantito a valle è 0,8 m³/s.
Il perimetro dell'invaso — così come definito dal poligono originale del progetto — interessa il territorio di più comuni delle Valli di Lanzo. L'analisi geografica dei vertici del poligono permette di identificare le aree sommerse:
La sommersione di territorio agricolo e boschivo delle Valli di Lanzo è stata tra le ragioni principali dell'opposizione locale al progetto. Stando alle cronache locali del periodo, nelle Valli si stava sviluppando un turismo estivo in quota che rendeva i fondovalle e gli alpeggi un elemento economico oltre che paesaggistico: la prospettiva di sommergerli colpiva una comunità che cercava nuove prospettive oltre all'agricoltura di montagna.
A questo si aggiunge la questione degli insediamenti minori: alcuni alpeggi e rustici abbandonati o stagionali rientravano nell'area di sommersione, e la loro perdita, stando a quanto riportato su lacassa.net (2012) sulla base delle opposizioni dell'epoca, era sentita dalle comunità come una perdita del patrimonio storico locale.
La diga di Combanera avrebbe creato un lago bellissimo. Ma avrebbe anche spezzato un pezzo di valle che le comunità locali consideravano — giustamente — come proprio. Il nodo è sempre lo stesso: chi paga il prezzo dei grandi impianti idroelettrici e chi ne raccoglie i benefici non coincidono quasi mai.
Oggi, la realizzazione di un invaso di questa portata sarebbe soggetta alla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE) e alla Valutazione di Impatto Ambientale (Direttiva 2011/92/UE). Gli standard di valutazione degli anni '70 — che già incontravano difficoltà politiche — sarebbero oggi considerati del tutto insufficienti. Dal punto di vista normativo, la legislazione attuale richiederebbe un percorso autorizzativo completamente nuovo rispetto a quello degli anni '90.
Le immagini seguenti, tratte dalla documentazione originale pubblicata nel 2012 su lacassa.net, mostrano l'area della Stura di Viù interessata dall'invaso: render e simulazioni create a partire dai file KMZ del progetto nel visualizzatore Google Earth.
Inserisci il nome del comune e il codice Saturnweb (Ce=XXXXX nell'URL dell'albo pretorio).
…Pubblicazioni.aspx?Ce=lnztrns1323