Capitolo 1 · Il progetto

Un piano energetico rimasto nei cassetti

Dagli anni della nazionalizzazione dell'ENEL alle opposizioni degli anni '70: storia del progetto che avrebbe cambiato le Valli di Lanzo.

Il contesto: acquedotto e idroelettrico

Il progetto dell'impianto di Combanera non nasce, come spesso si crede, come un grande piano idroelettrico dell'ENEL degli anni del boom. Nasce piuttosto dall'esigenza di garantire l'approvvigionamento idropotabile all'area metropolitana di Torino in modo indipendente dalle falde sotterranee della pianura padana, che già negli anni '80 mostravano — secondo le rilevazioni disponibili all'epoca — segnali di crescente pressione da sovra-sfruttamento e contaminazioni localizzate.

Il proponente è l'Azienda Acquedotto Municipale di Torino — oggi SMAT — che vede nella Stura di Viù e nel suo bacino montano di circa 200 km² una risorsa idrica di qualità eccellente e in grado di garantire portate medie di 3,5 m³/s. La produzione elettrica — 75 milioni di kWh/anno dalla centrale di Pralungo — è una funzione secondaria, utile per coprire parte dei costi di gestione dell'intero sistema.

Il sito di Combanera

Il torrente Stura di Viù nasce dalle pendici del Monte Civrari e del Roc del Boucc, scorrendo verso est fino a confluire nella Stura di Lanzo presso Lanzo Torinese. Dopo il bivio per la frazione Maddalene, nelle case di Molar Del Lupo, la montagna presenta la restrizione che rende il sito quasi ideale per uno sbarramento: sponde rocciose ravvicinate, fondovalle stretto, bacino idrografico vasto.

Il nome "Combanera" indica la zona in cui si prevede di costruire la diga. L'area di invaso si estende a monte per circa 6 km, sino a coinvolgere il territorio dei comuni di Viù e in parte Groscavallo. La quota di invaso — 730 m slm — garantisce un dislivello sfruttabile notevole rispetto alla pianura.

Cronologia del progetto

anni '60
Prime discussioni sul sito di Combanera come possibile sbarramento idroelettrico, nel contesto del rilancio energetico nazionale post-nazionalizzazione ENEL (1962). Il sito viene segnalato per le sue caratteristiche idrogeologiche favorevoli.
anni '80
L'Azienda Acquedotto Municipale di Torino riprende in chiave acquedottistica il progetto: l'obiettivo primario diventa la fornitura di acqua potabile di qualità montana all'area metropolitana torinese, con produzione elettrica come funzione secondaria.
1993
Deposito dell'istanza di Valutazione di Impatto Ambientale al Ministero dell'Ambiente (18 novembre 1993). Il progetto definitivo prevede una diga a gravità di 98 m, un invaso da 50 milioni di m³ a quota 705 m slm, 10 km di galleria e la centrale di Pralungo.
1996
Il Ministero dell'Ambiente approva la VIA con Decreto n. DEC-VIA-1996-2555 (5 settembre 1996). Il progetto è tecnicamente e ambientalmente approvato. Iniziano le opposizioni locali e i ricorsi.
1997–2010
Nonostante il parere favorevole, il progetto non avanza. I costi crescenti, le contestazioni delle comunità valligiane e la complessità delle autorizzazioni settoriali ne bloccano l'iter. La VIA approvata decade gradualmente di rilevanza.
2012
Pubblicazione su lacassa.net di una serie di articoli tecnici sull'impianto, con ricostruzione basata sulla documentazione VIA 1996 e simulazione 3D in Google Earth Browser Plugin. È il primo resoconto editoriale organico del progetto nella sua versione definitiva.
2022
La siccità eccezionale nel bacino del Po (la più grave dagli anni '70) riapre il dibattito sugli invasi alpini. Combanera torna nelle discussioni tecniche e politiche regionali.
2023
SMAT (erede dell'Acquedotto Municipale di Torino) stanzia 2,8 milioni di euro per uno studio di fattibilità aggiornato. Il costo stimato dell'opera: 600 milioni di euro. Si discute anche di soluzioni alternative.
nov. 2025
Stando a quanto riportato da Cose Nostre (novembre 2025), a trenta mesi dall'avvio dello studio SMAT non avrebbe comunicato risultati e, interpellata dalla testata, avrebbe risposto di non avere dichiarazioni da rilasciare.
2026
Siccità severa nel bacino del Po: il Po a −79% della media storica, 109 Comuni piemontesi con autobotti, stato di emergenza regionale dichiarato ad agosto. Combanera è di nuovo al centro del dibattito. Questo speciale aggiornadla documentazione originale con i dati della crisi in corso.

I dati tecnici principali

La documentazione originale — in parte ancora accessibile e in parte ricostruita dai file geografici dell'impianto — permette di definire i parametri fondamentali del progetto.

Quota invaso
730
m slm (livello massimo di regolazione)
Lunghezza invaso
~6
km lungo la valle della Stura di Viù
Galleria forzata
10
km in roccia, quota di scavo 624 m slm
Condotta forzata
~2
km dal pozzo piezometrico alla centrale
Dislivello utile
~274
m (da 624 m quota presa a 350 m sala macchine)
Bacino idrografico
~200
km² (reticolo IGM, compreso bacino montano)

Il confronto con altri invasi piemontesi

Per capire la portata del progetto, è utile confrontarlo con gli invasi alpini piemontesi già realizzati. Il Lago di Ceresole (1942), nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, ha una capacità di circa 51 milioni di m³ a quota 1.600 m slm. Il Lago Serrù, più in quota, è più piccolo ma con maggiore dislivello. Combanera, a quota 730 m, avrebbe avuto un dislivello minore ma un bacino più esteso.

Il progetto di Combanera si inserisce in una logica di "idroelettrico di mezza quota": non l'alta montagna con i suoi laghi glaciali, ma la fascia prealpina dove i bacini idrografici sono vasti e le precipitazioni abbondanti. Un modello che ha funzionato bene nel resto delle Alpi, meno in Piemonte.
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