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Dagli anni della nazionalizzazione dell'ENEL alle opposizioni degli anni '70: storia del progetto che avrebbe cambiato le Valli di Lanzo.
Il progetto dell'impianto di Combanera non nasce, come spesso si crede, come un grande piano idroelettrico dell'ENEL degli anni del boom. Nasce piuttosto dall'esigenza di garantire l'approvvigionamento idropotabile all'area metropolitana di Torino in modo indipendente dalle falde sotterranee della pianura padana, che già negli anni '80 mostravano — secondo le rilevazioni disponibili all'epoca — segnali di crescente pressione da sovra-sfruttamento e contaminazioni localizzate.
Il proponente è l'Azienda Acquedotto Municipale di Torino — oggi SMAT — che vede nella Stura di Viù e nel suo bacino montano di circa 200 km² una risorsa idrica di qualità eccellente e in grado di garantire portate medie di 3,5 m³/s. La produzione elettrica — 75 milioni di kWh/anno dalla centrale di Pralungo — è una funzione secondaria, utile per coprire parte dei costi di gestione dell'intero sistema.
Il torrente Stura di Viù nasce dalle pendici del Monte Civrari e del Roc del Boucc, scorrendo verso est fino a confluire nella Stura di Lanzo presso Lanzo Torinese. Dopo il bivio per la frazione Maddalene, nelle case di Molar Del Lupo, la montagna presenta la restrizione che rende il sito quasi ideale per uno sbarramento: sponde rocciose ravvicinate, fondovalle stretto, bacino idrografico vasto.
Il nome "Combanera" indica la zona in cui si prevede di costruire la diga. L'area di invaso si estende a monte per circa 6 km, sino a coinvolgere il territorio dei comuni di Viù e in parte Groscavallo. La quota di invaso — 730 m slm — garantisce un dislivello sfruttabile notevole rispetto alla pianura.
La documentazione originale — in parte ancora accessibile e in parte ricostruita dai file geografici dell'impianto — permette di definire i parametri fondamentali del progetto.
Per capire la portata del progetto, è utile confrontarlo con gli invasi alpini piemontesi già realizzati. Il Lago di Ceresole (1942), nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, ha una capacità di circa 51 milioni di m³ a quota 1.600 m slm. Il Lago Serrù, più in quota, è più piccolo ma con maggiore dislivello. Combanera, a quota 730 m, avrebbe avuto un dislivello minore ma un bacino più esteso.
Il progetto di Combanera si inserisce in una logica di "idroelettrico di mezza quota": non l'alta montagna con i suoi laghi glaciali, ma la fascia prealpina dove i bacini idrografici sono vasti e le precipitazioni abbondanti. Un modello che ha funzionato bene nel resto delle Alpi, meno in Piemonte.
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