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La galleria forzata attraversa lo spartiacque tra le Valli di Lanzo e la pianura. Un salto di 274 m — dai 624 m della presa ai 350 m della centrale di Pralungo.
Il cuore tecnico del progetto non è la diga: è il sistema di adduzione che trasporta l'acqua dall'invaso alla centrale. Si tratta di un percorso di circa 12 km totali, di cui 10 in galleria sotterranea, che attraversa lo spartiacque tra la valle della Stura di Viù e la pianura torinese.
L'acqua esce dall'invaso attraverso una presa di fondo a quota 624 m slm, entra nella galleria forzata e percorre quasi 10 km in discesa progressiva nella roccia, sfruttando la differenza di quota naturale tra la valle montana e il bordo della pianura. Sbuca nel pozzo piezometrico sulle alture di La Cassa, più o meno a Costabella.
La galleria in pressione è lunga 10 km e passa — nel tratto sotterraneo — a profondità fino a 150 m, attraversando i territori dei comuni di Vallo, Varisella, Fiano e La Cassa. Secondo quanto riportato nella serie lacassa.net (2012), basata sulla documentazione VIA 1996, il progetto valutava come non significative le interferenze con le fonti idropotabili locali, prevedendo tuttavia un monitoraggio geotecnico preventivo per la possibile presenza di amianto nelle formazioni rocciose attraversate.
Il materiale derivato dallo scavo è previsto in parte per la costruzione della diga, in parte depositato sul fondo. Per il tratto della condotta forzata — in superficie — lo scavo interessa la zona da via delle Fonti a Rivasacco.
Il diagramma seguente mostra il profilo altimetrico semplificato del percorso dell'acqua dall'invaso alla centrale:
Il pozzo piezometrico sbuca sulle alture di La Cassa, in prossimità della zona di Costabella: un'altura boscosa che domina la pianura torinese, a pochi chilometri in linea d'aria da Torino. È qui che la galleria termina il suo percorso sotterraneo e l'acqua inizia la discesa finale.
La centrale è progettata in prossimità di Pralungo, a circa 350 m slm. Il modello 3D originale — contenuto nel file KMZ del progetto — la posiziona a 45.170°N, 7.511°E. Accanto alla centrale è previsto un bacino di compensazione (339×222 m) che regola le variazioni di portata in uscita.
Ma a Pralungo non c'è solo la centrale elettrica. Il cuore del progetto è l'impianto di potabilizzazione: cinque decantatori accelerati con preclorazione e flocculazione, filtrazione, seconda disinfezione e accumulo prima della distribuzione verso Torino. Secondo la documentazione del progetto riportata su lacassa.net, i fanghi del processo di potabilizzazione erano previsti convogliati nel collettore fognario verso Druento. L'acqua del bacino Combanera, di qualità montana con bassa torbidità, è indicata nel progetto come il punto di forza dell'intero sistema: richiederebbe trattamenti meno intensivi rispetto all'acqua prelevata dalle falde padane, soggette a pressioni da uso agricolo e industriale.
È questo il senso vero del progetto: non un grande impianto idroelettrico, ma una risorsa idrica di qualità al servizio della metropoli torinese, con la produzione di energia come funzione ancillare.
Il progetto dell'impianto di Pralungo — centrale e potabilizzatore — è documentato nei render e nelle simulazioni della serie lacassa.net, realizzati con Google Earth e i file KMZ originali del progetto.
Una galleria di 10 km scavata nella montagna prealpina degli anni '70 era un'opera di frontiera. Oggi lo stesso cantiere si farebbe con TBM — fresa meccanica — e richiederebbe probabilmente meno tempo, ma costerebbe di più. La geologia del settore, calcari e gneiss del Massiccio di Viù, non era facile.
Secondo la documentazione VIA approvata nel 1996 e riportata nella serie lacassa.net, la produzione attesa dalla centrale di Pralungo è di 75 milioni di kWh/anno (75 GWh/anno). Il dato è coerente con il dislivello di circa 274 m (invaso a 705 m slm, centrale a ~350 m slm, meno le perdite di carico in galleria), una portata media di 3,5 m³/s e un ciclo a bassa variazione stagionale grazie all'invaso.
L'energia prodotta è concepita principalmente per alimentare l'impianto di potabilizzazione di Pralungo e la rete di distribuzione metropolitana — non per la vendita su rete nazionale. Si tratta di un impianto "captive", che produce per autoconsumo del gestore acquedottistico. Per confronto, la centrale di Pont Ventoux sulla Dora Riparia produce circa 700 GWh/anno con un salto di 1.250 m: il caso Combanera è un ordine di grandezza più piccolo, coerentemente con le sue finalità idropotabili.
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