Capitolo 4 · La siccità del 2026

Cinquant'anni dopo, l'acqua non c'è più

Il Po ai minimi storici, le falde in calo, i Comuni che chiedono misure strutturali. Perché Combanera torna al centro del dibattito — e perché il 2026 non è il 1977.

La siccità del 2026 nel bacino del Po

L'estate del 2026 si inserisce in una serie di anni eccezionali per il deficit idrico nel bacino del fiume Po. Dopo le siccità record del 2022 e del 2024, il 2026 conferma un trend strutturale: le precipitazioni invernali si riducono, la neve in quota si scioglie prima, il contributo dei ghiacciai alpini diminuisce di anno in anno. Il risultato è un fiume Po che tocca a giugno livelli che vent'anni fa si registravano solo a settembre inoltrato.

Le Valli di Lanzo non fanno eccezione. La Stura di Lanzo, con i suoi tre rami (Viù, Ala e Grande), mostra portate in calo tendenziale. In estate, la dipendenza dal regime pluviometrico — con gli apporti glaciali ormai ridotti — rende il sistema sempre più vulnerabile ai periodi sicci.

Il ruolo degli invasi nella gestione idrica

Gli invasi artificiali alpini svolgono una funzione di regolazione che gli esperti di idrologia chiamano "modulazione del deflusso": accumulano acqua nei periodi di piena e la rilasciano nei periodi di magra. In un contesto di siccità crescente, questa funzione diventa cruciale non solo per la produzione di energia ma anche per l'irrigazione, l'approvvigionamento idropotabile e il mantenimento dei deflussi minimi vitali nei corsi d'acqua.

Il Piemonte ha una capacità di invaso complessiva non trascurabile, ma distribuita prevalentemente nelle Alpi Graie occidentali (Moncenisio, Lago di Rochemolles, Lago Serrù, Agnel) e nel settore della Val d'Ossola. Le Valli di Lanzo — nonostante le portate significative della Stura — sono tra le poche valli alpine piemontesi prive di un grande invaso di regolazione.

InvasoValleQuota (m)Capacità (Mm³)Anno
Lago MoncenisioCenischia/Rhône1.9743301968
Lago di CeresoleOrco1.612511942
Lago SerrùOrco2.270221959
Lago AgnelOrco2.348191953
Lago di RochemollesDora Riparia1.978121952
Combanera (progetto)Stura di Viù730stima >40mai realizzato

Il dibattito attuale

Nel 2026, il nome Combanera torna a circolare in alcune sedi tecniche e politiche regionali. La logica è la stessa di cinquant'anni fa: le Valli di Lanzo hanno un bacino idrografico vasto, precipitazioni relativamente abbondanti, e un sito di sbarramento naturale identificato. Ma il contesto è radicalmente diverso.

Elementi a favore

  • Siccità strutturale crescente nel bacino del Po
  • Sito idrogeologicamente ancora valido
  • Possibile multiuso: energia + riserva idrica + laminazione piene
  • Tecnologie costruttive migliorata (TBM per le gallerie)
  • Costi dell'energia rinnovabile che rivalutano l'idroelettrico flessibile

Ostacoli e vincoli

  • Direttiva Quadro Acque UE: nuovi invasi in corpi idrici classificati richiedono iter VIA decennali
  • Direttiva Habitat e Rete Natura 2000: il territorio interessato è oggi più tutelato
  • Costi stimati in forte crescita: in assenza di un progetto aggiornato, qualsiasi stima è indicativa
  • Opposizione locale potenzialmente più articolata, con strumenti di partecipazione (es. dibattito pubblico) oggi obbligatori per legge
  • Tempi autorizzativi incompatibili con l'urgenza della crisi idrica

Cosa è cambiato in cinquant'anni

La differenza fondamentale tra il 1977 e il 2026 non è tecnica: è normativa e politica. Negli anni '70, un progetto come Combanera si muoveva in un quadro dove le decisioni sulle grandi opere energetiche erano prese a livello nazionale, con consultazioni locali deboli e procedure ambientali rudimentali.

Oggi, qualsiasi proposta di nuovo invaso deve affrontare: la Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi della Direttiva 2011/92/UE, la Valutazione Ambientale Strategica del piano energetico regionale, il Piano di Gestione del Distretto Idrografico del Po ai sensi della WFD, le procedure di Valutazione di Incidenza per i siti Natura 2000 adiacenti, e infine le pianificazioni comunali e le concessioni di derivazione idrica. Un percorso che si misura in decenni, non in anni.

Il paradosso è questo: il cambiamento climatico crea urgenza, ma le procedure di tutela ambientale — nate anche per prevenire danni irreversibili come quelli che il cambiamento climatico provoca — rallentano le risposte. Non è una contraddizione: è la complessità della gestione delle risorse in un pianeta che stiamo stressando oltre i suoi limiti.

Prospettive realistiche

È improbabile che l'impianto di Combanera venga realizzato nella forma originale del progetto degli anni '70. Le ragioni — normative, economiche, sociali — sono troppo consolidate.

Quello che sembra realistico, invece, è una ripresa della pianificazione della gestione idrica delle Valli di Lanzo che includa: la riqualificazione e il potenziamento di piccoli invasi esistenti, la realizzazione di invasi di laminazione di dimensioni minori, e il potenziamento dei sistemi di gestione della domanda idrica (irrigazione di precisione, riduzione delle perdite nelle reti).

Il nome Combanera, in questo contesto, non è tanto un progetto concreto quanto uno specchio: riflette quanto le Valli di Lanzo siano esposte alla crisi idrica, quanto tempo sia passato senza risposte strutturali, e quanto urgente sia ora trovare soluzioni di lungo periodo — anche diverse da quelle immaginate cinquant'anni fa.

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